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Varazze (Sv): villa Malesia, un caso intricato. Il Secolo distorce la realtà

Dopo mesi di silenzio, il Secolo XIX ,edizione Savona, è ritornato ad occuparsi dell'intricata vicenda di villa Malesia, già villa Paradiso a Varazze.
L'immobile, di proprietà della diocesi di Acqui Terme era gestito da Renato Bonora, in possesso di un regolare contratto di affitto con scadenza 2026. A fronte di un debito di oltre un milione di euro della diocesi nei confronti di Bonora, oltre ad altri centomila europrestati per pagare spese fatte ad Acqui per la ristrutturazione del seminario e confermate da una sentenza passata in giudicato, queste somme venivano scalate dall'affitto fino al raggiungimento del debito.
Il seminario però, dopo anni di idillio, a seguito della denuncia di un traffico di organi umani, ha iniziato, a detta di Bonora, una guerra per sottrargli la casa e lasciarlo in mezzo ad una strada. E proprio questo è successo a gennaio scorso, non qualche settimana fa come scritto dalla Simoncelli  e da Vaccaro sul Secolo. Inoltre, i giornalisti scrivono che Bonora era stato invitato bonariamente a lasciare la casa. Invece non è stato così. Con un vero e proprio blitz l'11 gennaio 2017 mentre Bonora si trovava fuori al tribunale di Genova, carabinieri, ufficiale giudiziario e don Olivieri con il legale del seminario, hanno preso possesso della villa scardinado il cancello e dopo impedendo di fatto a Bonora di rientrare in possesso dei propri beni. Il tutto senza che l'avvocato di Bonora e lo stesso Bonora, fossero presenti per effettuare l'inventario dei beni.
Dal quotidiano , inoltre, Bonora ha ora appreso che la casa, valutata cinque milioni di euro circa, è stata messa in vendita. E si chiede come possa essere possibile tutto ciò se non gli sono stati restituiti tutti i beni, comprese opere d'arte di grande valore, custoditi nella casa. Il Secolo parla di un inventario. Ma un inventario vero e minuzioso non esiste, da nessuna parte. Non è vero che Bonora poteva rientrare in possesso dei propri beni. Lo dimostra il fatto che nell'immediatezza dello sfratto Bonora non sia stato fatto entrare per prendere gli effetti di prima necessità. L'ingresso in villa è stato negato anche ad un dipendente dello stesso Bonora in possesso di una delega e di un documento di riconoscimento originale di Bonora. Nell'occasione don Giuseppe Olivieri, attuale rappresentante legale del seminario, ha testualmente detto: "Bonora qui non può entrare assolutamente". Quindi nemmeno a prendere effetti personali. Dopo circa un mese dallo sfratto, avvenuto in maniera inusuale e inaudita, dalla diocesi arriva una comunicazione a Bonora in cui si chiede di togliere gli effetti personali dalla villa previa dimostrazione di esserne proprietario. Ma anche questa volta è stato impossibile. Soprattutto senza un inventario degno di questo nome. Adesso la notizia della vendita dell'immobile che, secondo il Secolo XIX avrebbe dieci appartamenti. Ma i giornalisti del quotidiano come fanno ad affermarlo? Quando sono entrati nella villa? Forse quando Bonora era già stato sfrattato? Oppure si sono soltanto fidati della loro unica fonte, ossia il seminario e la diocesi di Acqui Terme? Non lo sappiamo. Vogliamo credere nella loro buona fede, ma le notizie vanno sempre verificate.

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